sabato 14 marzo 2020

La mia quarantena


A casa. In attesa. Periodo di stallo. Osservo il mondo dall’interno delle mura di casa. Mi piace sentire le persone care che per motivi personali o di lavoro sono dall’altra parte del mondo e ora mi mancano più che mai. A volte c’è un senso di nostalgia, a volte di affetto rinnovato. Così riscopro casa, le mura di casa, che poi è un po’ il piccolo universo che ho costruito con sacrifici e fatiche soprattutto negli ultimi cinque anni di vita in cui ho vissuto (quasi) in ordine: separazioni, crisi, perdita di lavoro, trasloco, innamoramento, disoccupazioni, nuovi lavori, matrimonio…questo è casa. Casa quindi è la vita. Nel tempo libero leggo “Elle”, settimanale di tendenze, moda, attualità e marketing. Ci dicono di stare a casa per difendersi dal Coronavirus, un momento di emergenza, non casuale.


Prima del Coronavirus per mesi abbiamo vissuto le esasperate battaglie di Greta Thumberg, la nordica adolescente che con le sue lacrime e le sue grida ha sensibilizzato il mondo sul tema del cambiamento climatico. Poi in Italia, abbiamo vissuto le dimissioni dei due rappresentanti del governo politico a fianco del presidente Conte: l’epilogo di un mondo purtroppo alla deriva, frutto di sfruttamento, corruzione e avidità. Che sono anche le stesse cause di cui si parlava nella “Divina Commedia” dantesca, se ci pensate. Solo che l’epilogo ora è esasperato dalla moltitudine di avidi e di corrotti, rispetto al tempo di Dante.

Oggi, chiamiamolo pure business: una concatenazione di poteri che concorrono alla ricchezza materiale, spesso esagerata, dimenticando così la nostra indipendenza di pensiero, l’importanza della forza interiore. Si dimentica così il fatto che la sicurezza ce la diamo noi, dall’interno, non il potere esterno. Filosofeggiare su questo comporta una riflessione poco pragmatica e forse per pochi.

Vero è che questo particolare periodo storico accade per un motivo: per fermarci. Perché bisogna fermarsi, avere il coraggio di prendersi cura di se stessi e rallentarsi. Diciamo pure rallentare il progresso e ricominciare. Sì, forse il Coronavirus è un’occasione per ricominciare da capo, riguadagnarsi l’essenza perduta, la coscienza critica e la pace perduta durante la vita (troppo) attiva.

martedì 24 novembre 2015

Come le Pieridi...

Le due Pieridi, 2013, acquarello su carta, 21 x 29,7 cm
Le Pieridi sono farfalle delicatissime nell'aspetto: le loro ali sembrano trasparenti e di carta velina. E forse hanno anche sensibilità estetica perché si posano su fiori bellissimi. Questa loro caratteristica probabilmente è anche la loro forza, perché le contraddistingue dalla massa delle farfalle super colorate e vistose. 

A volte ci si sente proprio così: differenti, delicati e forti come Pieridi.
Cosa ci rende così? Semplicemente la vita e le prove che essa ci presenta. Spesso dure da affrontare, talmente tanto da volere urlare, battere i pugni, piangere a singhiozzi e poi finalmente scomparire all'improvviso...puff: come il piccolo principe di Saint-Exupéry! E invece no, invece no! Tutto ci spinge a rimanere con i piedi per terra, saldi e decisi per non perdere di vista l'obiettivo per cui si sta lottando, di qualsiasi natura esso sia. Per vivere e non sopravvivere...proprio come fanno le Pieridi.

Queste farfalle dalla bellezza eterea volano di fiore in fiore, "succhiando" la linfa buona dagli steli più belli, proprio come dovremmo fare noi, cercando persone ed esperienze sempre migliori; per vivere un presente che sia un fiore meraviglioso e profumatissimo da cogliere ogni giorno.

Insomma come le Pieridi...
 nella loro serenità e nel loro rispetto per la vita
nella loro individualità e nella loro leggerezza
nel loro vivere il presente, dopo avere incorniciato il passato,
nella loro unicità e nella loro sensibilità per i fiori giusti:
i più profumati che donano solamente gioia di vivere.

domenica 7 settembre 2014

Sentirsi come farfalle


Papillons en bleu, 2013, acquarello su carta, 21 x 29,7 cm
A volte si ha bisogno di fermarsi, di guardare, forse anche di fissare il vuoto e poi di meditare. Si ha l'esigenza di affacciarsi alla finestra e di fissare il blu del cielo, specchiando in esso i propri occhi, e poi di respirare, per sentirsi leggeri, liberi di volare, come farfalle. Fermarsi per annusare la vita che scorre, senza meta precisa, come un nastro di seta fluirebbe tra le nostre dita. Per rincorrere i giorni che viaggiano verticalmente secondo il loro senso di gravità, che ci salutano e se ne vanno. Per sondare quale nuovo profumo sarà protagonista tra un secondo, un minuto, chi lo sa. Un arrendersi, senza pretese, ma pur sempre un prendere fiato, acquisire la consapevolezza della brevità delle nostre ragnatele tessute senza sosta, secondo per secondo. Ragnatele fini, eleganti e sensibili, da modellare senza pausa, attraverso le nostre scelte, le nostre azioni e palpitazioni. Il Tempo, inesauribile e inafferrabile, amico e nemico, ci favorisce a piacimento, sconvolgendo le nostre vite all'improvviso, facendoci sentire marionette manovrate da un'incontrollabile frenesia. Quindi veniamo scossi, scrollati, manipolati, spesso smembrati; succede che non siamo più padroni di noi stessi, ci sentiamo il mondo addosso oppure ci siamo schiantati contro di esso. Diventiamo ciechi, disperati, quasi moriamo dentro. Il Tempo ci ha semplicemente ammazzati, beffardo! Poi, quiete. Pace. Rinascita. Rigenerati da questo nuovo vento risaliamo la scogliera battuta da mille onde in tempesta cercando il nuovo Tempo. Un tempo perduto forse, un tempo ritrovato sicuramente. Con buona pace per la vita che verrà.

mercoledì 13 agosto 2014

Fisiologia di un Addio

Quanti atti eroici ci sono in un addio? In ogni addio concesso c'è solamente il bisogno di conservare la propria dignità. Nulla di più. Dire addio comporta sofferenza e distacco. E' un lutto, con tutto ciò che ne consegue. Ogni lutto, essendo una perdita, deve essere adeguatamente elaborato. Ci si svuota dentro e si fa pulizia. Si riordina la propria casa e la propria vita. Si prova nostalgia per il passato. E così accade che per ogni cassetto riordinato ci si imbatte in un oggetto o in una parte di un progetto del tempo che fu, riemergono i ricordi dagli strati più "molli" ed emotivi dell'inconscio, si risveglia la parte di noi che visse e che ora non è più la stessa, perchè ha lasciato il posto ad altro. Il mondo esterno ci rispecchia durante questi momenti ed è per questo che cerchiamo di rivoluzionarci in positivo, rispolverando le cassettiere della rimembranza.
Durante gli addii abbiamo bisogno dell'abbraccio di qualcuno o della buona parola dell'amico, che si rivela tale solo se non ci abbandona in momenti così duri da superare.
Si riflette tanto e si comprendono le numerose dinamiche che hanno condotto all'addio. Addio, sempre immeritato e mai voluto, ma purtroppo necessario alla vita: se non fosse manifesto non ci si potrebbe rinnovare e continuare il proprio percorso. Durante tale percorso poi, essendosi lasciati alle spalle persone e situazioni obsolete, si incontrano nuove vite e nuovi ossigeni per cui si comprende che valga la pena continuare a vivere. E a volte ci si supera, infatti sono proprio le novità che estraggono dal nostro spirito il meglio di noi. In questo modo, ricominciamo, a piccoli passi, a donarci e a respirare aria pulita e diversa da quella precedente, paragonabile al ricircolo costretto di una stanza chiusa per ore. Nel donarci, siamo come le tartarughe addormentate che, risvegliandosi, si affacciano fuori dal loro guscio, forse un po' timorose, ma non del tutto, e comunque curiose di guardare la prossima sorpresa della vita, che sia un arcobaleno mille colori o un orizzonte affascinante e magnetico.

In questi giorni di pioggia lombarda appare difficile la vita, più di quanto possa sembrare, e ci si abbandona in elucubrazioni nostalgiche dai toni cupi e ombrosi. Mi viene in mente questo quadro, che dipinsi qualche anno fa.

Les barques à Saintes Maries de la mer - da Van Gogh, 2009, acquerello su carta, 15 x 20 cm

domenica 23 febbraio 2014

Ricordo d'Autunno o presagio di Primavera?

Miraggio autunnale, acquerello, 21x29,7
Niente male questa giornata e il sole che ci scalda i cuori. L'atmosfera vellutata della fine di febbraio mi fa pensare ai prati verdi della fine di settembre, sempre della campagna vermezzese a cui sono legata da sincera devozione. Una campagna pregna di sospiri, che rende eterno lo sguardo di chi la cerca con ogni battito del proprio cuore. E ti avvicini sempre piu` all' infinito in cerca di pace e di armonia, che solo qui puoi trovare, in mezzo ai vivaci colori della natura. Qui sopra un miraggio autunnale, sempre dall'archivio in acquerello, giusto per ricordare e vivere nel piacere del sole e della vivacita` delle stagioni che cambiano.

lunedì 27 gennaio 2014

La neige sur la campagne pour refléchir

Arriva la neve? Fino a ieri il meteo preannunciava una galaverna imminente fatta di bianco candore condito da distese pianeggianti, in cui avvolgersi di ghiaccio e di fiocchi. Oggi, invece, è sembrata una giornata tutt'al più primaverile. Il clima è cambiato, anche le persone cambiano. Meno male, andrebbe detto. Altrimenti saremmo sempre uguali a noi stessi e ripetitivi come i processi di un pc. Rimane da sperare che, al di là di questi cambiamenti, si mantenga un equilibrio e una bontà nelle proprie azioni e nei propri intenti. Questo discorso si vuole collegare alla ricorrenza della Giornata della Memoria, momento in cui la riflessione dovrebbe essere la regola e non la conseguenza di un ricordo, ormai tramandato. Riflettere per migliorare e non ricadere nella criminalità degli errori passati. Riflettere per immedesimarsi nell'essenza dell'uomo, misero davanti a Dio e, di fronte all'universo, solo un puntino.
Questa calma, questa bontà, questa armonia la ritroviamo solo quando ci rispecchiamo in noi stessi, nell'osservazione della natura, per formare un tutt'uno con essa e sentirci solo eternamente uomini.


La neige sur la campagne
Acquarello su carta, 21 x 29,7 cm

mercoledì 8 gennaio 2014

Tramonto e risaia

L'atmosfera ideale per descrivere questo dipinto è questa:

serata d'inverno, gennaio, il sole sta per tramontare e le risaie sono calate nella loro atmosfera lugubre, ma allo stesso tempo poetica: in lontananza si scorgono i boschi immersi nell'infinito delle campagne, imprendibili per quanto sono lontani. Tutto ti avvolge, ti toglie il fiato, ti stringe il cuore, mentre tu passeggi "solo e pensoso": la campagna diventa a quel punto il luogo degli sterminati spazi e dei sovrumani silenzi leopardiani e "nel pensier mi fingo" chissà quali sogni, chissà quali progetti sognatori e illuminanti.
A quel punto ti senti sospeso e hai la testa fuori da questo universo: pensi di non appartenere alla terra e al mondo fatto di persone e spesso di cattiveria perché ti senti puro, rinato. Come se un tuffo in quell'atmosfera crepuscolare, ti avesse donato una nuova vita da ricominciare e meditare il giorno dopo. Perché l'oggi è terminato e lascia spazio al domani.



Tramonto e risaia.
Acquerello su carta, 21 x 29,7 cm