A casa. In attesa. Periodo di stallo. Osservo il mondo dall’interno delle mura di casa. Mi piace sentire le persone care che per motivi personali o di lavoro sono dall’altra parte del mondo e ora mi mancano più che mai. A volte c’è un senso di nostalgia, a volte di affetto rinnovato. Così riscopro casa, le mura di casa, che poi è un po’ il piccolo universo che ho costruito con sacrifici e fatiche soprattutto negli ultimi cinque anni di vita in cui ho vissuto (quasi) in ordine: separazioni, crisi, perdita di lavoro, trasloco, innamoramento, disoccupazioni, nuovi lavori, matrimonio…questo è casa. Casa quindi è la vita. Nel tempo libero leggo “Elle”, settimanale di tendenze, moda, attualità e marketing. Ci dicono di stare a casa per difendersi dal Coronavirus, un momento di emergenza, non casuale.
Prima del Coronavirus per mesi abbiamo vissuto le esasperate battaglie di Greta Thumberg, la nordica adolescente che con le sue lacrime e le sue grida ha sensibilizzato il mondo sul tema del cambiamento climatico. Poi in Italia, abbiamo vissuto le dimissioni dei due rappresentanti del governo politico a fianco del presidente Conte: l’epilogo di un mondo purtroppo alla deriva, frutto di sfruttamento, corruzione e avidità. Che sono anche le stesse cause di cui si parlava nella “Divina Commedia” dantesca, se ci pensate. Solo che l’epilogo ora è esasperato dalla moltitudine di avidi e di corrotti, rispetto al tempo di Dante.
Oggi, chiamiamolo pure business: una concatenazione di poteri che concorrono alla ricchezza materiale, spesso esagerata, dimenticando così la nostra indipendenza di pensiero, l’importanza della forza interiore. Si dimentica così il fatto che la sicurezza ce la diamo noi, dall’interno, non il potere esterno. Filosofeggiare su questo comporta una riflessione poco pragmatica e forse per pochi.
Vero è che questo particolare periodo storico accade per un motivo: per fermarci. Perché bisogna fermarsi, avere il coraggio di prendersi cura di se stessi e rallentarsi. Diciamo pure rallentare il progresso e ricominciare. Sì, forse il Coronavirus è un’occasione per ricominciare da capo, riguadagnarsi l’essenza perduta, la coscienza critica e la pace perduta durante la vita (troppo) attiva.